4 - 10 maggio 1997
Lasciamo dietro di noi ogni legame con la realtà, con la quotidiana.
Piano, piano scompaiono tutti i rumori metallici. Le case sempre più rade
si amalgamano al verde dell'erba a sparire.
Ora siamo soli, noi e la natura, noi con le nostre possibilità di
attraversare ogni suo particolare.
Quanti odori, quanti rumori, quante luci.
Ogni sentiero, ogni albero, ogni paesaggio ci nasconde della vita,
appena percepibile, ma carica di energia.
Mi piace pensare di essermi addentrata in un mondo che è in continuo
movimento che nasconde tanti segreti.
Le nostre orme si confondevano con quelli di tanti animali che come noi
avevano respirato quegli odori, avevano visto quei colori.
Chi sa quanti occhi ci hanno spiato, chi sa quante ombre ci hanno seguito.
Quante cose che nel quotidiano apparivano trasparenti durante questo
viaggio diventavano fondamentali; il freddo diventava un terribile nemico
da sconfiggere con lo zucchero, la cioccolata e qualsiasi altra cosa che
desse energia.
Il cibo diventava qualcosa di prezioso, una ricompensa per la fatica durata
nei lunghi percorsi.
E' stato bellissimo camminare nei boschi bagnati, il terreno emanava un
forte odore di terra umida e gli alberi si illuminavano con i colori
accesi delle foglie.
La mia fantasia è ancora legata all'immagine del bosco coperto di
nebbia; tutto si trasformava in una scenografia per la rappresentazione
di un sogno o forse di un incubo; mi sembrava di camminare in un luogo
irreale, gli alberi scuri apparivano dalla fitta nebbia come fossero
delle grandi mani e sembrava quasi di essere sollevati dal mondo che
spariva nel grigio.
Immaginavo tanti drappi appesi agli alberi come fossero delle vesti,
dei mantelli. Li immaginavo lunghissimi fino ad intrecciarsi sul terreno
bagnato, formato dalle rocce, dalle radici, formando dei nascondigli
per chiunque avesse voluto nascondersi.
Ho provato molte sensazioni: malessere, benessere, gioia, tristezza,
freddo, sconforto. Ed per questo che mi sono sentita completa, mi
sono sentita viva.
Ogni malessere era da combattere, ogni sconforto andava superato.
Mi sono sentita molto forte, sentivo il mio corpo carico di energia,
ho capito di poter fare anche quello non avrei mai pensato di portare
in fondo.
Ogni paesaggio si presentava diverso. C'erano, sotto le colline dove
camminavamo, tanti pascoli o campi incolti che interrompevano il bosco
dando un po' di respiro al paesaggio.
I campi arati davano la sensazione di stoffa, forse velluto e si
contrapponevano ai forti verdi e gialli delle foglie degli alberi.
I sentieri nelle foreste si muovevano velocemente tra i forti tronchi
degli alberi, era un sentiero appena accennato, sembrava appena
tracciato per noi, cosi m'immaginavo la foresta che si i richiudeva
dietro di noi cancellando ogni traccia.
Proprio in un angolo di questi boschi così misteriosi e fitti di
alberi mi sono immaginata una sorpresa per ogni viandante che un
giorno passerà di lì.
Nel luogo più esposto alla luce, dove gli alberi diventano meno fitti,
imponente quasi come un Dio della foresta, farei sorgere una sagoma di
un gigante. Un grande uomo in marmo chiaro seduto su una roccia sempre
in marmo. Con il tempo la pioggia, le foglie, la terra dovranno
renderlo parte della natura. Dovrà stupire, dovrà impaurire il viaggiatore
che già impregnate di azioni arriverà sotto i piedi di questo grande uomo
alto quattro metri e largo tre metri (circa).
Sentivo un freddo agghiacciante che assiderava le mie mani, e spesso rendeva il cammino un disagio interminabile.
Allo stesso tempo camminavo senza fermarmi, eccitata all'idea di arrivare, con orgoglio schiacciavo ogni sofferenza.
Il paesaggio era spettrale, magico, soprattutto nelle giornate di nebbia in cui sembrava di calare in un mondo immaginario sospeso e lontano chilometri dalla civiltà.
Non c'erano rumori, e quelli che sentivo erano delicati, quasi impercettibili.
Suoni che assomigliavano a respiri, forze della natura che ci immergeva.
Ogni angolo di terreno era brulicante di vita e i colori sfumati rendevano il
cammino continuamente diverso e vario.
La nebbia claustrofobica rendeva impossibile vedere la persona avanti,
sembrava quasi di camminare sopra il mondo circondati da nuvole.
Era meraviglioso, uno spettacolo naturale incredibile.
Dopo ore di cammino il mio unico desiderio era arrivare alla meta immergermi
in una doccia calda, vedere dove avrei dormito e potuto mangiare.
La sera più piacevole è stata quella quando abbiamo dormito nel rifugio
alpino, tutti insieme davanti al fuoco.
Eravamo orgogliosi e increduli lungo percorso che avevamo fatto, provavo
un'enorme soddisfazione.
I giorni successivi era come se da settimane portavo avanti questa vita,
la fatica era sempre presente, ma contemporaneamente mi sentivo molto più
a mio agio nel bosco, nei sentieri allagati dalla pioggia e a volte
impraticabili.
Tutti duravamo fatica e insieme ci lamentavamo, distrutte, ma divertite.
Camminando non pensavo a nulla, mi guardavo intorno frugando paesaggio qualche meraviglia da osservare.
Ho visto luoghi creati cosi perfettamente dalla natura da sembrare
costruzioni studiate e progettate, in altri io immaginavo un'installazione
che senza disturbare il paesaggio arricchisse la creatività già presente.
Mi trovavo davanti a un piccolo colle dove l'erba era cosi verde che
la luce del sole risplendeva come se fosse di colore artificiale.
Intorno era circondata da rovi e arbusti scuri e contorti, che creavano
una corona spinosa.
Io ho immaginato una mezza sfera al centro della collina,
di vetri trasparenti colorati delicatamente.
I vetri li avrei saldati tra loro con fili di acciaio inossidabile.
Simile a una serra avrebbe permesso alla luce di entrare.